E’ accettabile che chi da quattro anni svolge la funzione di Presidente della Giunta Regionale si limiti ad elencare buone intenzioni per far fronte ai problemi degli imprenditori e dell’occupazione? Ed è accettabile che dopo la scomparsa di centinaia di imprese dal territorio, la frana distrettuale e la delocalizzazione di numerose aziende, la perdita di centinaia di posti di lavoro non vi sia ancora una politica industriale? Ovviamente tutto ciò non ha senso.
Eppure di questo è stato capace il Presidente Renzo Tondo all’importante Assemblea Generale di Confindustria. E’ rimasto lontano e in superficie alle questioni poste dai presidenti Luci e Calligaris.
In realtà, in questi quattro anni si sono sprecate risorse finanziarie e tempo, mentre credito e burocrazia, digital divide e connettività, energia e accessibilità, attrattività di imprese, capitali e competenze, rimangono come scogli da superare. Naturalmente di ciò non siamo contenti: non siamo felici se le cose vanno male!
Il PD che ho l’onore di coordinare nella Provincia di Udine, ritiene che la crescita vada costruita. Non possiamo rinunciare a questa prospettiva. In questo senso, va promosso uno sforzo straordinario al fine di premiare le idee e le start-up, favorire la nascita e la creazione di nuove imprese, di internazionalizzare ulteriormente il sistema produttivo locale, di mettere nelle condizioni gli operatori di esportare di più e di ottenere un surplus assai positivo dall’interscambio commerciale così da migliorare il sistema fiscale e delle entrate, di innovare in tutti i settori a partire dalla pubblica amministrazione.
C’è bisogno della politica. Serve decidere rapidamente mediante la semplificazione sia burocratica sia degli enti, anche attraverso il superamento di numerose agenzie, camere e consorzi. Serve liberare risorse finanziarie attraverso riforme della pubblica amministrazione locale (non con il salva-province voluto da Tondo e Fontanini) e del modo di essere e funzionare della Regione. Serve concentrare le (scarse) risorse e le misure secondo una logica di risultato per produrre valore aggiunto. Serve mettere mano al piano energetico regionale, fermo al 2007, e operare per la trasformazione in “centrali di sito” degli impianti di Monfalcone e Torviscosa.
C’è bisogno anche di persone. Lo insegna il giovanissimo Federico Morello, fondatore di Friuli A.D.D. e PaneDigitale, di Lestans, il quale ha portato da solo la banda larga nel suo paese.
Ma c’è anche bisogno della disponibilità degli imprenditori. La conferma che Danieli è pronta ad investire nel nostro territorio è un fatto positivo che va colto al volo recuperando il tempo perso nel corso degli ultimi anni. Tempo sprecato da Tondo e Colautti dopo che hanno ritenuto un vantaggio per lo sviluppo locale “l’emigrazione” della Danieli in Serbia, scambiando la delocalizzazione con l’internazionalizzazione (per un’azienda che è già assolutamente internazionale).
Vi sono due iniziative rigorose, e all’inizio pure incomprese, che il PD friulano ha condotto da almeno un anno e che, se completate, possono portare benefici a imprese e lavoratori.
La prima è legata all’urgenza di rendere accessibile l’Aussa-Corno attraverso interventi sulla ferrovia e sulla viabilità. Si tratta di una priorità per gli interessi dello sviluppo regionale che richiede l’investimento di 40 mln di € che vanno destinati in quest’area piuttosto che in altre situazioni. La seconda è di riportare al destino produttivo di carattere nazionale il compendio chimico-industriale di Torviscosa. Limpida è stata la nostra battaglia tecnica e culturale per porre fine all’esercizio commissariale della laguna così come la contrarietà a separare le questioni “ambientali” da quelle “industriali” e a rassegnarsi al Sin. E’ anche grazie a questi comportamenti e alla lungimiranza delle amministrazioni di Torviscosa e San Giorgio di Nogaro che ora si parla di Sir (sito inquinato di interesse regionale), che Friulia sta finalmente sostenendo gli investimenti privati e che la Regione, in ritardo, sente il dovere di mettersi all’opera per avviare un nuovo modello operativo per bonificare i siti, dragare i canali e stoccare i materiali.